Il pensiero moderno di Karl Marx

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Steve Shipside, autore del libro “Karl Marx. Il capitale riletto a uso dei manager” ha senz’altro un merito: quello di stimolare il pensiero laterale, affrontando il pensiero del filosofo tedesco e adattandolo ad uso dei manager di oggi.

Questo libro svincola dalla sovrastruttura ideologica associata all’autore de “Il Capitale” e si concentra sul cogliere la modernità del pensiero Marxiano quando applicato all’organizzazione aziendale e del lavoro.

Secondo Marx, la divisione del lavoro, l’uso intensivo dei macchinari in ambito industriale, la produzione a cottimo causano l’alienazione dell’operaio moderno. Il filosofo tedesco ci ricorda l’importanza, per il lavoratore, di mantenere ed accrescere la propria professionalità, arricchendo il proprio bagaglio di conoscenze. Questo concetto del “bagaglio di conoscenze” stupisce per la sua modernità. Quante volte avete sentito parlare dell’importanza di coltivare competenze, conoscenze, diversificare la propria professionalità, imparare le lingue, comprendere le nuove tecnologie, aprirsi al cambiamento?

Un secondo affondo del filosofo tedesco è l’accusa al sistema capitalistico di minare alla base i rapporti sociali della classe operaia. Grossi agglomerati industriali, sradicamento dalle campagne, concentrazione in spazi produttivi angusti impoveriscono l’operaio ottocentesco di uno dei suoi principali asset: il capitale sociale. Capitale, questo, che permette il relazionarsi con altre persone ampliando così le possibilità di trovare lavoro oltre a diversificare le proprie competenze mediante il confronto.

Credo che se Marx fosse vissuto fino ai tempi di internet, ai nostri tempi, si sarebbe tolto la soddisfazione di vedere le sue teorie confermate dalla realtà ma soprattutto del fatto che la tecnologia sta di fatto contribuendo a creare un tipo di organizzazione del lavoro che, seppur con molte differenze dovute ai tanti anni trascorsi dal contesto in cui Il Capitale fu scritto, vede al centro il lavoratore che diventa imprenditore di se stesso e si riappropria dei mezzi di produzione, quelli che orbitano intorno al cosidetto “Knowledge Management”.

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