Capire la Silicon Valley

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La Silicon Valley rappresenta, per molti giovani innovatori e aspiranti imprenditori, l’opportunità di veder riconosciuto il proprio talento e di fare fortuna. Lo stesso è valso per me, ecco perché ho deciso di affrontare questo viaggio nell’estate 2013.

Per comprendere perché nell’immaginario collettivo di oggi si è diffusa questa idea, è importante capire lo spirito che aleggia in questi luoghi, che si è sviluppato a partire dall’800 con i primicercatori d’oro. Armati di coraggio, aspettative e perseveranza, i primi cercatori d’oro che attraversarono queste terre diedero l’impulso che avrebbe, poco più tardi, fatto nascere la potenza economica degli Stati Uniti. Erano uomini d’onore, pronti ad affrontare qualsiasi difficoltà, salire nei punti più impervi delle montagne, attraversare fiumi e restare ore ed ore con i piedi nell’acqua, sondare chilometri e chilometri di greto, fino a riuscire a sentire l’odore anche solo di una pagliuzza d’oro.

L’oro era lì, e chiunque avrebbe potuto cercarlo. Ma solo i più avventurosi potevano trovarlo.

La Silicon Valley, oggi, è proprio questo: un terreno fertile per dar vita a un’idea imprenditoriale, un ecosistema di persone e aziende che si scambiano risorse e knowhow. Eppure, come per i cercatori d’oro, solo i più bravi fanno strada. Non tutti lo sanno, ma in Silicon Valley circa il 90% delle startup fallisce (nove su dieci!). C’è infatti una moltitudine di persone che rischia e a cui non va bene. Tuttavia, quello che è diverso rispetto a noi, è che là è ampiamente diffusa la cultura dell’errore.

Molte aree del mondo presentano le infrastrutture che caratterizzano la Silicon Valley, ma in poche è così diffusa la consapevolezza che si può anche sbagliare, anzi, l’errore rappresenta una tappa importante nella vita. Il messaggio è chiaro: si sbaglia e poi si riparte, e la prossima volta, anche se sbaglierai ancora, sicuramente avrai fatto meglio di prima! Ciò è, a mio parere, la reale ricchezza di quest’area.

Passare di fronte al garage dell’HP a Palo Alto, dove Dave Packard e Bill Hewlett hanno immaginato e realizzato il futuro della tecnologia, oggi diventato un museo, infonde una grande energia, anche se è importante avere la consapevolezza che sono davvero poche le persone che, partendo dal basso, possono raggiungere i vertici del business mondiale.

Eppure, in Silicon Valley, è lecito credere di farcela!

Un altro aspetto che mi ha notevolmente colpito è che là le idee nascono a una velocità sorprendente. Capita di essere seduto al bar, la sera, e trovarsi nel bel mezzo di una presentazione del tutto improvvisata di un progetto di business. In ogni angolo e in ogni occasione, puoi trovare qualcuno che abbia un’idea nel cassetto e abbia voglia di raccontartela; in ogni angolo e in ogni occasione, puoi trovare qualcuno che quell’idea sia veramente disposto a finanziarla!

Non è un caso, quindi, che oggi la Silicon Valley sia sede di importanti aziende di fama internazionale, da Apple a eBay, da Google a Facebook, da Oracle a Intel, solo per citarne alcune, ma anche di numerosissime startup. Tutte sono ben disposte ad aprirti le porte delle loro sedi e permetterti di fare una chiacchierata con alcuni dei loro manager.

Sulla scia di questo fermento positivo che ha contagiato tutto il mondo, anche da noi sembra che finalmente qualcosa si stia muovendo e l’Italia sta piano piano diventando un Paese più ospitale per le imprese innovative. Ti consiglio di dare un’occhiata alla mappa, in continuo aggiornamento, delle startup italiane, che trovi a questo link.

Se anche tu vuoi affrontare un viaggio in Silicon Valley, voglio darti alcuni spunti e consigli che a me sono stati davvero utili.

  • Prima di partire, ho cercato un appartamento attraverso Airbnb, una piattaforma comoda e affidabile, grazie al sistema di giudizi che gli altri utenti possono dare (un’ulteriore garanzia). Si parla direttamente con l’affittuario.
  • Il volo è lunghissimo, ti consiglio di prenotare un aereo comodo.
  • Caltrain è la linea ferroviaria per spostarsi in tutta la Silicon Valley; è molto comoda ed economica, e consente anche di portare a bordo le biciclette, che sono il mezzo di trasporto più comune in questa zona, ricca di piste ciclabili.
  • Avendo intenzione di girare molto durante il mio viaggio (la California è una regione molto grande e ricca di scorci affascinanti), prima di partire ho prenotato una macchina in affitto. Ci sono molti siti che offrono questo servizio, io ti consiglio Rentalcars.com.
  • Per conoscere gente e fare incontri interessanti puoi iscriverti a MeetUp. Offre l’opportunità di conoscere persone molto socievoli. Si possono incontrare startupper, sviluppatori software, Venture Capitalist.

Io ho organizzato il mio viaggio autonomente e, per una settimana, mi sono unito a uno dei Silicon Valley tour (ce ne sono diversi organizzati da italiani, come Silicon Valley Study Tour), che mi hanno dato l’opportunità di visitare le sedi di importanti aziende e fare networking.

Di racconti ce ne potrebbero essere ancora tanti. È stata un’esperienza intensa e decisamente formativa. Ecco gli insegnamenti più importanti che mi ha lasciato questo viaggio:

  • Fail Fast. Se devi fallire fallo subito, non perdere tempo ad attendere che un miracolo cambi le cose.
  • Il fallimento non è un delitto. Lo startupper che fallisce in Silicon Valley non viene bandito dalla comunità; il fallimento è visto come uno step nel percorso di crescita dell’imprenditore.
  • Cambia lavoro spesso. In Silicon Valley il posto fisso non esiste; difficilmente un dipendente sta più di due anni nella stessa azienda. Un Senior Engineer di Google riceve in media 2-3 chiamate di proposte di lavoro la settimana (da aziende quali Facebook, LinkedIn, Twitter, etc.).
  • Sii imprenditore di te stesso. Sia all’interno delle startup sia nelle big companies il dipendente non deve limitarsi a svolgere il proprio compito ma deve essere creativo, propositivo, reattivo. Sennò, sei fuori!
  • Give Back. È la mentalità tipica degli investitori e degli imprenditori che ce l’hanno fatta e che ora sentono il dovere morale di condividere parte di quello che hanno ottenuto con gli altri (siano consigli, attività di affiancamento o mentoring con giovani, finanziamenti, etc.).

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